IL GRIDO DEL "PRESENTE!" RISUONA ANCHE IN ABRUZZO
Un'Eterna fiamma di memoria che si rinnova: La cerimonia a Chieti per i Caduti di Acca Larenzia
Di fronte al grigio cielo invernale, in Largo Sergio Ramelli a Chieti, il 5 Gennaio 2026 si è trasformato in un baluardo di resistenza contro l'oblio. Non una semplice ricorrenza, ma un atto vivo di fedeltà e memoria, dove generazioni diverse della nostra comunità umana – da storici militanti segnati dalle battaglie del passato fino ai giovani militanti carichi di energia e idealismo – si sono riunite in un'unica voce solenne. Qui, tra le fredde strade dell'Abruzzo, abbiamo onorato il sacrificio dei caduti, trasmettendo alle nuove leve il peso sacro di una storia che non si arrende al tempo, né alle mode effimere di una società che vorrebbe cancellarci.
Il 7 Gennaio non è una mera data sul calendario: è il simbolo eterno di un sangue versato per un'Idea immortale, di una lotta che guida ancora le coscienze e che esige da noi azione costante, quotidiana, senza compromessi, né padrini o padroni. È il ricordo dei martiri della nostra causa, uccisi da mani nemiche in modo vile, ma il cui spirito continua a infiammare i cuori di chi crede in un'Idea che è assoluta, radicale e fiera. In questo giorno, a Chieti, la cerimonia è stata un ponte tra passato e futuro, un richiamo all'unità per tutti noi che militiamo contro il dilagante conformismo e il globalismo che erode le radici.
L'evento è iniziato con un silenzio carico di tensione, rotto solo dal vento freddo che sfiorava la bandiera tricolore. I partecipanti si sono radunati in Largo Ramelli, un luogo che porta il nome di uno dei tanti, troppi, martiri di cui dobbiamo custodire il ricordo e che, anno dopo anno, diventa teatro di almeno una celebrazione in suo ricordo. Giovani con volti determinati affiancati da adulti, una comunità umana, come abbiamo deciso di definirci, che ha ispirato più d'una riflessione, unita non da legami di sangue ma da un ideale condiviso.
E poi, all'improvviso, il rullo del tamburo. Un suono profondo, ritmico, che riecheggia come un battito cardiaco collettivo. Non è stato usato un semplice strumento musicale: è stato lanciato il richiamo alla marcia, al fronte unito, al ritmo inesorabile della nostra rivolta ideale. Quel rullo ha invaso l'aria, vibrando nel cuore di ognuno, ricordandoci che la nostra lotta non è statica, ma un movimento perpetuo. Il tamburo, suonato da un giovane militante con le mani ferme e gli occhi accesi, ha dato il via al momento culminante: l'appello ai caduti.
"Presente!" è il grido solenne che ha rotto il silenzio come un tuono, come un'eco che si propaga tra le mura della piazza e nei cuori di tutti. Non è un urlo rabbioso, ma un'affermazione serena, commossa, che unisce le voci in un coro monolitico. In quel momento, il silenzio precedente non era vuoto: era attesa, preparazione per questo atto di fedeltà che trasforma il ricordo in presenza viva. Il "Presente!" non è solo un grido al vento dunque, è un impegno, un giuramento a non tradire chi ha dato la vita per l'Idea.
Sono state accese le torce. Il fuoco rosso delle fiamme ha danzato nell'oscurità incipiente, illuminando volti seri e determinati. Quelle torce non sono mera scenografia: sono il simbolo del fuoco interiore che arde in ognuno di noi, il rosso del sangue versato e della passione che ogni militante dovrà sempre continuare ad alimentare. Il bagliore ha riflesso negli occhi dei presenti un'unità palpabile: cuori uniti nel ricordare i caduti, ma anche nel vivere un momento unitario della nostra lotta. Non per della orrenda nostalgia, ma per continuare l'azione: quelle fiamme ci ricordano che la memoria non è passiva, è combustibile per le battaglie future.
La cerimonia si è svolta con partecipazione commossa, in un'atmosfera di raccoglimento che ha unito cuori e volontà sotto una stessa bandiera. Non ci sono stati discorsi ampollosi o vuote retoriche: solo parole sincere, pronunciate per la comunità umana che si è raccolta, e che ha esortato i più giovani a prendere il testimone. "La lotta non è finita", ha detto uno di loro, con voce ferma. "I caduti ci guardano, e ci chiedono di non arrenderci". In un'era di distrazioni digitali e ideologie liquide, eventi come questo ci chiamano tutti a riscoprire la disciplina, la "camaraderie", e l'impegno concreto. Come recita un vecchio canto d'altronde "Siammo fiaccole di vita": facciamo in modo dunque di essere portatori di questa vita e del fuoco di queste fiaccole per portarle con noi nelle azioni quotidiane, nelle manifestazioni, nei circoli e gruppi che frequentiamo, nelle strade dove difendere l'identità è un atto fondamentale.
Questa breve testimonianza non vuole essere come una cronaca fredda, ma come un invito all'azione. Il "Presente" portato in strada a Chieti ci insegna che la memoria è arma, il sacrificio è seme, e l'unità è la nostra forza invincibile. Portiamo quel rullo del tamburo nel nostro passo quotidiano, quel "Presente!" nelle nostre lotte, quel fuoco rosso nelle nostre vene. La nostra Idea è immortale, e spetta a tutti noi farla vivere. Non arrendendoci al tempo e alle insidie del cammino che siamo destinati ad affrontare: siamo quello che facciamo!
Presto ci saranno altri momenti e luoghi in cui potremo tornare a confrontarci e dove potremo organizzare la nostra lotta. Nuovi progetti e sogni si affacciano all'orizzonte come è stato anche annunciato alla fine di questo momento comunitario il 5 gennaio a Chieti.
